Il futuro è già iniziato.

Quasi non ce ne siamo accorti. Le nuove tecnologie sono entrate nel nostro quotidiano scorrendo sotto le nostra dita, sotto forma di stati e aggiornamenti, immagini di prodotti, notizie e informazioni, tutte cose che ormai diamo per scontate, che riteniamo imprescindibili ma che hanno già modificato i nostri comportamenti e le nostre abitudini. All’orizzonte, intanto, appaiono intelligenze artificiali, macchine che si auto-istruiscono, sistemi convergenti, automazioni, potenziamenti delle prestazioni umane attraverso mezzi bionici. Non siamo molto distanti dagli scenari immaginati da alcuni telefilm degli anni ‘80, come “Supercar” o “L’uomo da sei milioni di dollari”. E non è solo la fantascienza ad essere ormai una realtà: anche nel quotidiano osserviamo cambiamenti nella comunicazione, nell’interazione fra le persone, nel commercio. Grazie ai nostri smartphone possiamo ordinare da mangiare o un paio di scarpe comodamente seduti sul nostro divano di casa, possiamo portarci in giro discoteche e librerie intere, raggiungere luoghi e ricevere suggerimenti in base alle nostre preferenze, scegliere quali programmi vedere all’ora che vogliamo, condividere immagini ed emozioni con amici distanti o addirittura sconosciuti, diffondere idee al di fuori del nostro raggio d’azione geografico e della cerchia delle amicizie, trovare occasioni di lavoro attraverso contatti che altrimenti non sarebbero raggiungibili, pubblicare articoli liberamente, senza dover ricorrere a case editrici o testate giornalistiche. Internet ha portato una quantità di scelta, azione ed espressione che alla fine del millennio scorso si poteva solo immaginare.

Viene da chiedersi se, nel diciannovesimo secolo, i popoli occidentali si accorsero dei cambiamenti che la Rivoluzione Industriale introduceva nelle loro vite, se il trasferimento dalle campagne alle città fosse stato percepito adeguatamente, se la catena di produzione, al posto dei ritmi imposti dalla stagionalità della campagna, fosse stata avvertita per il valore che poi ha assunto nei decenni successivi o se subirono tutto quanto fatalisticamente. Il pensiero filosofico e politico recepirono quei mutamenti ed elaborarono risposte influenti; nuove discipline, come la psicoanalisi e la sociologia moderna, interpretarono gli scenari che l’alienazione e la perdita di identità della società industriale causarono. Allo stesso modo nell’arte, le novità meccaniche, il positivismo e la decadenza delle antiche divisioni sociali, influirono con forza su poeti e pittori al punto che, da metà ottocento ai primi decenni del novecento, si susseguirono avanguardie di ogni genere scandite dalla velocità turbinosa delle scoperte scientifiche e dagli stravolgimenti politici.

Possiamo dire la stessa cosa, oggi? In realtà, quasi non ce ne siamo accorti.

Viviamo in un’epoca rivoluzionaria, di trasformazioni che riguardano la sfera sociale, economica e politica. Eppure sembra che tutto stia accadendo come il normale ripetersi delle stagioni. Le domande sono inedite e le risposte ambigue, perché mancano gli schemi di riferimento nel passato e perché spesso, queste risposte, vanno in cortocircuito con alcuni principi morali ormai acquisiti e con i progressi che le scienze, migliorando sensibilmente la vita umana, hanno portato nell’ultimo secolo. Ad esempio – come leggiamo sul sito www.consultadibioetica.it in una prospettiva morale, perché dovremmo proibire manipolazioni genetiche che permettono di produrre individui con un sistema immunitario molto più forte di quello attuale, quando ci sottoponiamo già a vaccini che hanno lo stesso identico scopo?”.

La “critica alle risposte di domande che devono ancora porsi” è lo sconcerto che proviamo di fronte a un nulla che sta svelando le sue creazioni inesorabilmente. Il dibattito sulla Rivoluzione Digitale, per ora, è circoscritto agli ambienti accademici, culturali e artistici più attenti e avanzati. In queste pagine, cercheremo di raccontare lo stupore e il disorientamento dell’uomo comune di fronte alle novità, tracciando un percorso segnato da briciole di pane per capire da dove siamo partiti e cercando di capire se sia possibile tracciare delle mappe come fossimo degli esploratori spaesati ma, allo stesso tempo, curiosi di capire, comprendere e adottare consapevolmente l’innovazione.

photo credits https://pixabay.com/it/photos/porte-scelte-scegliere-decisione-1767562/


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