L’importanza di essere trovati: la local search

Capita spesso di sentire di piccole e medie imprese costrette alla chiusura per colpa di internet. Imprese magari storiche, passate di generazione in generazione, che non hanno saputo o potuto reggere il confronto con la distribuzione organizzata. Quando però si va ad analizzare nel dettaglio la realtà, ci si accorge che proprio quelle piccole e medie imprese che hanno dovuto gettare la spugna, perché distrutte dalla concorrenza delle grandi catene e degli e-commerce, sono anche quelle che non hanno una identità digitale o, se ce l’hanno, è poco curata. Si crede infatti che basti una pagina facebook o un sito fai da te per “esserci” sul web, ignorando quali e quante specificità si celino in questo mondo, e quali e quante potenzialità siano alla portata anche di piccoli investimenti, solamente perché si è all’oscuro che proprio i colossi del settore, come Google e Facebook, siano i primi e principali partner di tutti gli imprenditori.

In che modo le piattaforme del web possono aiutarti? Con la ricerca locale.

Prepariamo, innanzitutto, una tabella di numeri.

Secondo un recente studio²:

– in Italia vivono 59 milioni di persone circa

– 54 milioni usano internet

– 35 milioni sono attivi sui social media.

I quali:

– trascorrono ogni giorno 6 ore su internet

– passano circa un paio di ore al giorno sui social media

Un recente rapporto redatto proprio da Google Inc.¹, sostiene che la maggior parte dei clienti cerca un’attività da un motore di ricerca, da un navigatore o da un sito web specializzato mentre sono un’esigua minoranza quelli che non lo fanno. Google Search, quindi, cerca di restituire all’utilizzatore i risultati più pertinenti e vicini geograficamente: uno dei criteri più digitati nella mascherina di ricerca, infatti, è: “attività xyz qui”! Per ovviare a questa bizzarra località che si trova in tutto il mondo, Google ci chiede il permesso di accedere alla nostra posizione attuale attraverso il GPS del telefono o l’accesso a internet del computer di casa/ufficio: forse qualcuno avrà infatti notato che le ricerche via smartphone sono più accurate di quelle da computer, dato che il collegamento all’internet service provider (ISP) dal computer passa da accessi e nodi della rete informatica fissa che possono trovarsi lontano dalla posizione in cui ci troviamo realmente, mentre quello da smartphone avviene tramite la triangolazione satellitare che individua la posizione segnalata dal chip interno al nostro device con una correttezza della localizzazione in termini di metri (possiamo farci un’idea di come funziona questo strumento con le mappe di navigazione stradale, che riportano la posizione della nostra auto lungo un percorso con un margine esiguo di errore).

Lo vediamo noi stessi tutti i giorni: se devo cercare un ristorante , un negozio di elettrodomestici o un idraulico, chiedo al mio smartphone. La ricerca deve essere conforme alle mie pretese e comoda da raggiungere. Attraverso questa prima fase di esplorazione, abbiamo raggiunto il primo obiettivo che vogliamo mettere a fuoco: se trovo un’attività online, posso approfondire il discorso, se non c’è… non la trovo! Il secondo obiettivo, sono le referenze. Trovata un’attività nel mondo digitale, cerco informazioni e, soprattutto, referenze, esattamente come nel mondo reale.

Se l’identità digitale è piacevole e le referenze sono buone, procedo al primo contatto d’acquisto, telefonando o recandomi nel punto vendita, da cui la fondamentale importanza della presenza sul web nella ricerca locale.

Se qualcosa, al contrario non mi convince, passo oltre. Inutile negarlo o nascondersi dietro false ipocrisie: è la prima impressione quella che conta, nella vita reale come in quella digitale.

Non è così? Entreresti a bere un caffè in un locale con il pavimento sporco, il bancone unto e il barista scortese?

La stessa cosa, avviene nel mondo del web. Nel 2012 (con ulteriori release attualmente fino al 2018), Google ha sviluppato l’algoritmo Penguin con lo scopo di penalizzare chi creava “trucchetti da ciarlatani” per migliorare la visibilità e il posizionamento dei propri siti. Un risultato collaterale è stato quello di limitare le errate informazioni che venivano create per attirare visite su pagine non esattamente attendibili.

In realtà, Penguin non è altro che una revisione del basilare sistema che ha permesso a Google di diventare il motore di ricerca più diffuso: l’utilizzo dei backlink ³, i collegamenti ipertestuali che possono trovare informazioni e referenze sulla credibilità del sito che si sta consultando incrociando i risultati e le relazioni incrociate. Se il sito non è affidabile, viene penalizzato o estromesso dalle ricerche. In questo modo aumenta la credibilità del motore di ricerca, quindi il suo utilizzo, quindi i suoi ricavi. Oltre a questo criterio, ce ne sono altri altrettanto importanti, come per esempio la cosiddetta user experience (UX) ovvero il tempo che serve per aprire e consultare un sito web: se la pagina non si apre o se non riesco a trovare ciò che mi serve in fretta (e quando dico in fretta, intendo pochi secondi!), passo a un’altra pagina.

In poche e semplici parole: Google, come tutte le principali piattaforme web e social, premia i contenuti di qualità.

E’ lo stesso concetto che viene applicato nelle “relazioni commerciali” classiche, ovvero:

– sei contento dell’acquisto?
– lo ricompreresti?

– lo consiglieresti?

In particolar modo, l’ultima domanda è quella che segna lo spartiacque fra la vera impressione che abbiamo ricevuto e quella che crediamo sia, perché nessuno rischierebbe la propria reputazione sociale per consigliare un prodotto insoddisfacente.

Manderesti mai un tuo amico a bere il caffè nel locale con il pavimento sporco, il bancone unto e il barista scortese?

La stessa logica viene applicata dai motori di ricerca e dai social network: se una pagina web ha una “user experience” negativa o diffonde informazioni fasulle, otterrà poco o nessuno spazio sulla piattaforma. Al contrario, chi produce esperienze positive e contenuti credibili, verrà premiato. In questo modo, anche il piccolo e medio imprenditore possono permettersi di fare concorrenza ai grandi marchi, sfruttando gli stratagemmi e i piccoli aiuti che i giganti del web mettono a loro disposizione, purché sappiano come farlo o, altrimenti, delegandolo ai professionisti del settore.

Internet è uno strumento meritocratico e anarchico, premia i bravi e i capaci e punisce i mediocri e i pigri.

La presenza digitale, oggi, non è un obiettivo di bandiera fine a se stesso, ma la nuova frontiera della comunicazione, una forma di investimento necessaria al buon fine di un’azienda.

Ricordiamo cosa diceva un vecchio ma sempre adeguato adagio: la pubblicità è l’anima del commercio.

Fonti e approfondimenti:

¹ – https://corp-brightlocal.imgix.net/2019/05/Which-sources-do-consumers-use-to-find-local-businesses-phone-numbers-or-addresses.png?auto=compress%2Cformat&ixlib=php-1.2.1&q=70&s=5d778fd636354a1f05acd0b94289b5ed

² – https://wearesocial.com/it/blog/2019/01/digital-in-2019

³ – https://it.wikipedia.org/wiki/Backlink

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