Riflessioni sull’attualità – l’emergenza virus, la natura e la tragedia greca.

La Scienza e la Tecnologia degli ultimi cinque secoli hanno spiegato le leggi della fisica e della chimica che governano questo mondo, le veri leggi universali alla base del Sapere, in quasi ogni più piccolo dettaglio. Ciò che non abbiamo ancora scoperto, rimane nascosto per assenza di strumenti e potenza di calcolo che non riescono ancora a quantificare le variabili che modificano le misurazioni, in un apparente moto di casualità. Siamo riusciti a piegare la Natura ai nostri scopi e ai nostri bisogni, inventando mezzi che ci permettono di oltrepassare la dimensione fisica dei nostri corpi, come per esempio i vestiti, i libri, gli occhiali da vista, i dispositivi medici artificiali, i microscopi, i telefoni, i computer, le automobili, gli aerei, le navi spaziali. Eppure, di fronte a un essere senziente, forse vivente, in grado di evolversi e adattarsi, ci scopriamo deboli, insicuri, terrorizzati, chiusi in un angolo come un pugile che aspetta solo la fine del round per liberarsi dalle scariche di pugni dell’avversario. Lo stesso avviene quando eventi meteorologici catastrofici e sismici devastano i nostri insediamenti. Nonostante tutta la conoscenza su come si generino questi processi e su quanta potenza siano in grado di sprigionare, siamo impotenti e dobbiamo solo subire, una perfida lezione a chi crede di essere giunto al più alto livello di dominio.

L’emergenza sanitaria di questi giorni ci costringe a dubitare della nostra supposta onnipotenza e, allo stesso tempo, ci sconcerta con lo spettacolo di una Natura che torna a una parvenza di normalità.

Da una parte abbiamo carovane di bare trasportate nei forni crematori senza una cerimonia funebre consolatoria, dall’altra cieli sereni, aria pulita e silenzi inediti, per le nostre città, normalmente disturbate dal persistente rumore di sottofondo dei motori in movimento.

Da una parte c’è il lugubre fischio delle ambulanze che sfrecciano per riversare pazienti negli ospedali, dall’altra i Social Network ci trasmettono video di cinghiali, daini, conigli e papere a passeggio per strade altrimenti destinate al traffico automobilistico.

Da una parte c’è la paura di una crisi economica incombente che, al momento, non si può ancora stimare, dall’altra c’è la scoperta di una dimensione libera dagli affari quotidiani.

Da una parte c’è il terrore del contagio, dall’altra una disorientante armonia con la Natura.

Da una parte c’è l’orrore empatico per i morti e la sofferenza dei malati e dei loro parenti e amici, dall’altra c’è la scoperta che, in fin dei conti, questo mondo rallentato e più naturale, in fondo, non è poi così male.

Passata l’emergenza, tutto tornerà alla normalità ma niente sarà ancora normale, perché abbiamo potuto scorgere un frammento minuscolo di ciò che era questo pianeta prima che l’evoluzione ci trasformasse da scimmioni a presunti dominatori della Natura, un frammento deformato, incomparabile con la vita pre-sedentaria dell’umanità, eppure così denso di riflessioni, che ci pone di fronte alla radicale conclusione che questo mondo va avanti anche senza di noi: un brutto colpo per chi credeva di aver ridotto il pianeta a misura d’uomo! Un frammento che, infine, ci rimanda anche ai dilemmi insolubili dell’antica tragedia greca, concedendoci il lusso di entrare nei panni dei protagonisti e di capirne la dimensione psicologica tormentata dall’incapacità di effettuare e compiere la scelta più giusta, logica e razionale.

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