Riflessioni sull’attualità – il silenzio e la tecnologia

Otto di mattina, in un giorno qualunque di quarantena, casa mia.

La piena di un fiume che straripa e allaga la città. Inizialmente è solo una lingua d’acqua che si distende sulle strade adiacenti alla riva del suo lento scorrere in senso unico forzato. Trascina le foglie, le cartacce, i mozziconi di sigaretta e i rifiuti abbandonati per terra. Poi, lentamente, quella lingua d’acqua diventa una massa liquida che aumenta inesorabilmente, si allunga nelle piazze e dentro i vicoli, si appoggia gorgogliando sulle mura delle abitazioni e penetra nelle case. Gli esseri umani sono solo spettatori impotenti. La tecnologia si è introdotta nelle nostre vite come la piena di un fiume che straripa e allaga la città.

Internet è uno mezzo straordinario, ha accorciato le distanze e velocizzato gli scambi commerciali e la condivisione delle conoscenze. E’ anarchico, meritocratico e pericoloso. Consente a chiunque abbia un’idea innovatrice o contenuti di interesse di farsi strada e diventare qualcuno. Ha stravolto le nostre vite e sta conducendo l’umanità verso una nuova epoca. Alcuni dicono che sia la quarta rivoluzione industriale, per altri è il medioevo di un’era futura in ogni caso, in meno di una generazione, ha avuto un impatto sulle nostre vite silenziosamente stravolgente, proprio come la piena di un fiume che straripa e allaga la città.

Nel mese di marzo, con l’inizio della quarantena, il traffico dati sulle reti mobili e fisse è aumentato del 65%. Frequenti sono stati i down di rete di tutti i gestori, quotidiani i rallentamenti di navigazione. Abbiamo imparato a lavorare da casa, a sottoscrivere contratti commerciali digitali, a incontrare amici e parenti attraverso lo schermo del computer o dello smartphone, a seguire corsi di formazione, a compiere visite virtuali dei musei, perfino ad allenarci nel salotto. Internet ha permesso di azzerare le distanze fisiche imposte dall’emergenza.

Nel frattempo,nelle città, nelle strade, nelle piazze, nei vicoli, negli aeroporti, nei campi, nei boschi l’umanità è scomparsa, o quanto meno ha ridotto la sua presenza considerevolmente, lasciando spazio al silenzio, quello stesso silenzio ospite della mia casa che viene quasi la paura di romperlo con lo schiocco della colla che si stacca dal cartone di una scatola, così fragile e in sospensione da ricordare la sacralità di una liturgia religiosa in attesa di riprendere le celebrazioni.

Enjoy the silence, 16/03/2020

Non sembra nemmeno più di vivere nell’urbana abitudine di traffico e rumori antropici. L’interruzione delle trasmissioni qui, di fianco a un aeroporto internazionale, ai margini della Pianura Padana, catino di contenimento degli agenti inquinanti, ci ha concesso addirittura il lusso di vedere un inedito colore del cielo, privato da quella malsana patina polverosa di smog che si interponeva come una cupola contenitiva sulle nostre teste.

E mentre la natura ritorna in parziale e temporaneo possesso dei suoi luoghi e dei suoi ritmi, i dati corrono rapidi sulle linee telematiche in smart working, video party, tv streaming, virtual reality.

È forse questo un anticipo del futuro che ci aspetta? Il preludio di un giorno in cui i bit ronzeranno rapidi attraverso le fibre ottiche e gli umani socializzeranno da dietro un monitor? Il principio di un tempo in cui la rivolta dell’ecosistema ci costringerà a uscire di casa solo per indifferibile necessità, indossando respiratori e tute protettive? Il prologo di un’età in cui il silenzio verrà interrotto da una voce che dialoga solitaria con un invisibile qualcuno attraverso un microfono?

Gallarate, febbraio 2020.

E’ uno scenario, ovviamente, più conforme a un romanzo distopico di Philip K. Dick o William Gibson che non al futuro che ci attende quando l’emergenza terminerà. Lentamente tutto riprenderà forma in un processo inverso dalla stra-ordinarietà alla normalità, proprio come la piena di un fiume che straripa e allaga la città.

Eppure nessuno di noi, quando ha celebrato la mezzanotte di quest’anno nuovo, si sarebbe mai aspettato di vedere i propri programmi e i buoni propositi cancellati da qualcosa che nemmeno si vede.

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