Riflessioni sull’attualità – La socialità interrotta.

La quarantena è finita ma non l’emergenza. Cosa resta di questi due mesi di isolamento? Che l’essere umano sia un animale sociale lo aveva già intuito Aristotele duemila e quattrocento anni fa circa. Nell’Etica Nicomachea scrive: “Nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni”. La socialità è intesa sia in senso disinteressato, come rapporto fra persone alla pari, unite da un vincolo di affetto e simpatia reciproca, sia nel senso di utilità, ossia di cooperazione. Ci basta guardare fuori dalla finestra, per capirne il senso: nelle nostre città, nei paesi, nei villaggi più sperduti, le società esistono grazie a un legame di collaborazione vicendevole .

L’obbligo della quarantena sanitaria ha spezzato temporaneamente queste connessioni ma con effetti significativi, sulla psicologia delle persone. Secondo una ricerca condotta in internet, il 96% degli intervistati ha “riferito di avere almeno una delle 22 cause di preoccupazione” indicate nel sondaggio di Global Web Index.¹

All’inizio del Lockdown, molti hanno voluto reagire dandosi virtualmente appuntamento sui balconi per cantare o appendendo messaggi motivazionali alle finestre. La condivisione su Facebook di film o dischi che hanno lasciato un segno nelle rispettive vite, è un altro segnale di quanto bisogno ci fosse di mettere in comune la propria intimità con gli amici. Allo stesso modo, i video pubblicati su Instagram sono serviti per fingere che le barriere casalinghe non ci fossero e ciascuno potesse riunirsi con i propri cari. Ma più passavano le settimane, più ci chiedevano un “ulteriore piccolo sforzo”, più queste azioni simboliche venivano meno, quasi come se le resistenze contro la reclusione sanitaria forzata cedessero di fronte a una realtà che, in maniera inversamente proporzionale, imponeva gradualmente a tutti di affrontare i fatti: ciò che prima sembrava una breve vacanza dalla quotidianità stava diventando la nuova quotidianità, di cui non si vedeva la fine.

Resta da capire quali tracce, quali cicatrici siano rimaste sulla pelle di ciascuno.

C’è chi ha reagito dedicandosi allo studio, alla formazione, alla lettura, ai film, alla cucina e a tutto ciò che poteva deviare l’attenzione dall’epidemia, c’è anche chi, psicologicamente più fragile, ha ceduto all’ansia e alla paura, non certo favorito dal bombardamento costante, a tratti pornografico, delle informazioni sul numero di contagi e morti. Se la quarantena è finita, però, le occasioni di socializzazione sono ancora rigidamente regolamentate, il ritorno alla normalità è ancora distante, il riallineamento delle normali relazioni e della psicologia di ciascuno, sono ancora in fase di bilanciamento.

Nei ristoranti, al momento, non ci si potrà sedere vicini, se non si appartiene allo stesso nucleo familiare. I concerti, le feste di piazza, gli street food festival sono stati quasi tutti già rinviati all’anno prossimo, i teatri sono fermi e pure gli eventi sportivi potrebbero ripartire ma a porte chiuse. L’emergenza sanitaria ci affianca come un’ombra, sussurrando parole di incertezza e precarietà. Viviamo in un fragile equilibrio che può rompersi da un momento all’altro, o forse no, grazie alla bella stagione e alle ore di sole che sono un prezioso alleato naturale contro le malattie virali. Forse dovremo tornare a preoccuparci quest’autunno o forse no perché il virus può essersi depotenziato. Nel frattempo, passeranno mesi in cui le nostre abitudini dovranno necessariamente adattarsi alle disposizioni mediche. Quanto basta per modificare i comportamenti, rompere quelle sinapsi che si sono costruite nel corso degli anni.

Il distanziamento sanitario, avrà ripercussioni sulla nostra socialità: quali? E per quanti tempo? E’ una conseguenza inedita di una situazione inedita, nella storia dell’umanità. Epidemie pandemiche ce ne sono state tante, molte delle quali hanno testimonianze anche nell’arte e nella letteratura, oltre che nelle fonti dirette. Ma nessuna è mai stata vissuta globalmente e in diretta social.

Forse la tecnologia può aver ridotto un impatto che, altrimenti , avrebbe potuto essere più devastante di quanto non lo sia stato, effettivamente, la domanda, però, resta al momento sospesa nel vuoto:

quali tracce, quali cicatrici sono rimaste sulla pelle di ciascuno?

¹ – https://blog.globalwebindex.com/trends/coronavirus-mental-health/

foto di copertina: https://previews.123rf.com/images/smuay/smuay1510/smuay151000048/47049576-gente-astratta-offuscata-in-festa-concetto-di-lifestyle-socialit%C3%A0.jpg

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