Sulla Scienza e la Tecnocrazia.

L’organizzazione del sapere come strumento di controllo del potere.

La civiltà occidentale si presenta oggi come civiltà della tecnica, ossia come organizzazione dell’applicazione della scienza moderna all’industria. E’ da questa organizzazione che i popoli privilegiati – ossia quelli che l’hanno costruita – ricevono tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere; ma è ancora questa organizzazione ad aver predisposto le condizioni dell’annientamento della razza umana.”¹

L’organizzazione centralizzata del Sapere è lo strumento fondamentale per il controllo del potere che crea, a sua volta, l’organizzazione delle società ma è anche il veleno che nel tempo, lo condurrà alla rovina. La disgregazione di questa organizzazione ha sempre portato con sé, in tutte le epoche storiche, gravi conseguenze. Un tempo questa organizzazione era nelle mani della Religione, prima, e delle ideologie, dopo, oggi è appartiene alla Tecnocrazia, il matrimonio, cioè, fra economia e scienza. L’economia finanzia la ricerca scientifica, la scienza, in cambio, consente all’economia di crescere e generare maggiori profitti con minori spese. Insieme chiedono ai popoli di fidarsi di loro, per il raggiungimento del benessere di tutti. Tragedie come le esplosioni delle centrali nucleari o le epidemie pandemiche, sono solo fastidiosi inconvenienti che intralciano il percorso. Ma se mettessimo in discussione questo ordinamento o non ci fidassimo più, cosa accadrebbe? In che cosa crederemmo? La crisi delle ideologie e della religione successiva al crollo del Muro di Berlino, per esempio, ha lasciato un vuoto di valori che è stato, appunto, occupato dalla tecnocrazia. Nonostante ciò, persistono superstizioni e opinioni irrazionali che sembrano provenire più dai libri di storia che non dall’educazione di una società tecnologicamente evoluta. O forse, siamo talmente troppo tecnologicamente evoluti che non riusciamo più a capire e interpretare il cambiamento che avviene sotto i nostri occhi. Tutto scorre velocemente e la nostra intelligenza e la nostra psicologia non sono in grado di sostenere questo passo.

Si avvicina il tempo in cui dovremo pagare per essere stati cristiani per due millenni: perdiamo il peso che ci faceva vivere – per un certo tempo non sapremo come cavarcela.” (Friederich Nietzsche – La volontà di potenza).

Martin Heidegger, nel monumentale studio dedicato al filosofo di Rucken intitolato semplicemente “ Nietzsche”, nel 1937 non riusciva ancora a spiegare questa affermazione. L’ha definita: “per noi ancora oscura”. Oggi, invece, quell’aforisma si manifesta in tutta la sua gravità. La progressiva devoluzione del cristianesimo, da religione che occupava ogni spazio della vita spirituale ma anche sociale, politica ed economica (in epoca recente, penso per esempio al partito della Democrazia Cristiana o alle encicliche dedicate al mondo del lavoro del 1981 e del 1991 di Giovanni Paolo II ), a movimento di sola consolazione spirituale, ha svuotato l’orizzonte temporale che prima giustificava gli sforzi e le sofferenze del mondo terreno promettendo in cambio la beatitudine del Paradiso.

Galileo

Nello studio della Storia, si usa effettuare delle cesure per separare le varie epoche senza considerare, nel contesto generale, le criticità e i rapporti di causa-effetto che avvengono nel prima e nel poi. E’ una finzione utile per catalogare i periodi e analizzarli nello specifico. Allo stesso modo possiamo dire che la crisi del cristianesimo inizia in epoca rinascimentale, quando i dubbi sulla Verità assoluta contenuta nella Bibbia, si confrontano con le nuove scoperte scientifiche che emergono grazie agli strumenti inventati dai ricercatori di quei giorni. Basti pensare alle lettere scritte a a Paolo Foscarini del Cardinal Bellarmino, che fu amico ma ebbe anche il ruolo di accusatore nel processo della Santa Inquisizione contro Galileo Galilei, in quegli anni fu egli stesso divorato da dubbi.

Nel 1616 scrive:

«Dico che mi pare che V. P. et il Sig.r Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che habbia parlato il Copernico»

e ancora più avanti:

«Perché il dire che, supposto che la terra si muova et il sole stia fermo si salvano tutte l’apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno; e questo basta al matematico: ma volere affermare che realmente il sole stia nel centro del mondo, e solo si rivolti in se stesso senza correre dall’oriente all’occidente, e che la terra stia nel 3° cielo e giri con somma velocità intorno al sole, è cosa molto pericolosa non solo d’irritare tutti i filosofi e theologi scolastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante».

Infine:

Il Cardinal Bellarmino.

«Dico che, come lei sa, il Concilio proibisce esporre le Scritture contra il comune consenso de’ Santi Padri; e se la P.V. vorrà leggere non dico solo li Santi Padri, ma li commentari moderni sopra il Genesi, sopra i Salmi, sopra l’Ecclesiaste, sopra Giosuè, trovarà che tutti convengono in esporre ad literam c’il sole è nel cielo e gira intorno alla terra con somma velocità, e che la terra è lontanissima dal cielo e sta nel centro del mondo, immobile. Consideri hora lei, con la sua prudenza, se la Chiesa possa sopportare che si di alle Scritture un senso contrario alli Santi Padri e a tutti gli espositori greci e latini. Né si può rispondere che questa non sia materia di fede, perché se non è materia di fede ex parte obiecti (ovvero considerando l’oggetto), è materia di fede ex parte dicentis (ovvero, le Sante Scritture)».

Bellarmino era lui stesso uomo di scienza e aveva capito, forse perfino accolto le tesi di Galilei, al punto che il suo ruolo di accusatore si trasformò successivamente in quello di mediatore a tal punto che fu fondamentale ad evitare la condanna al rogo a Galileo, come invece successe a Giordano Bruno solo sedici anni prima. Aveva però inteso il pericolo politico di quelle tesi e non poteva permettere che si diffondessero pubblicamente. Avrebbero rappresentavano la minaccia più fatale al vero potere della Chiesa: il Sapere.

Il Sapere era contenuto nella Bibbia e negli studi dei teologi. Possedere il Sapere, regola che vale ancora oggi, significa controllare i popoli. Chi sa dare risposte confortanti agli interrogativi, ai dubbi, ai tormenti, alle angosce delle persone, ha il controllo del potere. La Scienza, dal Rinascimento in poi, ha progressivamente eroso il potere della Religione in questo ruolo fino al punto che, oggi, pochi stupidi retrogradi ritengono il sapere delle Sacre Scritture ancora valido scientificamente. La complessità delle società industriali, l’affioramento dell’economia capitalista in cui è l’individuo il protagonista assoluto della vita civile, ha poi ridotto la presenza della religione anche in campo etico. Le nostre società contemporanee si fondano sulla fede nella Scienza Tecnocratica e nella Crescita Economica Continua come strumenti per l’emancipazione e la realizzazione degli individui nella vita terrena, lasciando alla religione la sola consolazione di un ipotetico al di là. Oggi, però, questa fede è messa in dubbio da una malattia a cui la Scienza non può ancora dare risposta, perchè si trova di fronte a un problema inedito, ancora da studiare, e che mette in grave pericolo anche la Crescita Economica Continua: andrà tutto bene?

La paura e la mancanza di certezze nel futuro stanno insinuando il dubbio che il mondo che ci appare non sia come viene presentato da chi controlla il Sapere, ma sia solo una finzione per farci credere in questi nuovi idoli.

Torniamo ora al principio del nostro ragionamento:

Si avvicina il tempo in cui dovremo pagare per essere stati cristiani per due millenni: perdiamo il peso che ci faceva vivere – per un certo tempo non sapremo come cavarcela.”

Ecco che adesso le parole di Nietzsche acquistano un significato.

Il peso è qualcosa che opprime, il peso sulle spalle, il peso della coscienza, ma è anche qualcosa che ci permette di rimanere ancorati a terra. Se non ci fosse la gravità, il nostro peso corporeo non avrebbe valore, come succede agli astronauti nello spazio. Il peso è ciò che ci permette anche di esercitare le forze dinamiche, come dimostrano le basilari leggi della fisica. Eliminando il peso, ci togliamo di certo un fardello, ma togliamo anche ciò che ci consente di fissare e muovere gli elementi fisici e psicologici delle nostre vite ossia: “perdiamo il peso che ci faceva vivere – per un certo tempo non sapremo come cavarcela”.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.