Marcovaldo, un estraneo nel mondo moderno

Estraniare v. tr. [der. di estranio, estraneo] – Allontanare, indurre ad allontanarsi, rendere estraneo a ciò cui prima si era legati. Nel rifl., allontanarsi, staccarsi, rendersi estraneo, perdere il contatto con essa rifugiandosi nelle proprie fantasie.¹

Estràneo 1. a. Nell’uso ant. o poet. (per lo più nelle forme estranio, estrano), straniero, forestiero. b. In senso più soggettivo, riferito a luogo o ambiente, non conosciuto, non familiare, con cui non si hanno perciò legami o rapporti affettivi: di affetti, desiderî e sim. che non sono più sentiti. b. Con sign. più generico, che, o chi, non fa parte di una società, di un ambiente, o non è autorizzato a entrare in un luogo.²

Sinonimi di estraneo agg. 1. ignoto, sconosciuto. 2. alieno, disinteressato, distaccato (da), indifferente, neutrale.³

Scritto nel 1963, Marcovaldo è un libro di Italo Calvino suddiviso in 5 cicli ciascuno dei quali è composto da 4 brevi racconti ognuno dei quali è titolato con il nome di una stagione, ordinate in sequenza organica, e da un sottotitolo che si riferisce alla storia narrata. Marcovaldo è un padre di famiglia, perennemente oberato dai debiti e preoccupato dai soldi che non bastano mai a sfamare la numerosa prole, lavora come facchino mal pagato in una azienda qualunque, dove gli vengono affidati lavoretti di fatica che non richiedono particolari qualifiche. Marcovaldo,infatti, non ha particolari qualifiche, è un uomo qualunque che osserva estraniato la sua città in trasformazione, come un alieno che si guarda intorno per cercare di capire da dove iniziare a esplorare i dintorni senza risolversi a prendere una decisione.

Milano sparita e da ricordare; foto crediti a fine articolo

Gli anni 60, in Italia, sono quelli del “boom economico”.

Le grandi città del Nord, dove si ingrandiscono le grandi fabbriche, accolgono centinaia di migliaia di lavoratori immigrati dal Sud Italia. La città di Torino, nel censimento del 1951, contava una popolazione di 700.000 abitanti circa. Nel 1971 erano quasi raddoppiati. Nello stesso riferimento temporale, Milano passò da 1.200.000 circa a quasi 1.800.000 abitanti. Le periferie subirono drastici cambiamenti. Interi quartieri sorsero “là dove c’era l’erba”, modificando per sempre l’orizzonte urbano, come cantava Celentano nella canzone appena citata (cfr: “Il ragazzo della via gluck”).

Le metamorfosi delle città, si accompagnavano ai mutamenti delle fabbriche e nel mondo del lavoro in generale, dove le professioni manuali e artigianali, venivano sostituite progressivamente dalla catena di montaggio prima e dalle prime automazioni dopo, lavori che non avevano bisogno di grandi specializzazioni e conoscenze tecniche ma solo di una precisa, gerarchica e ripetitiva esecuzione sequenziale.

Con una scrittura brillante e trame in apparenza semplici, Italo Calvino descrive questo senso di alienazione che le trasformazioni stavano portando nell’ecosistema dell’epoca. Scompaiono prati, i boschi vengono relegati sempre più lontano dal tessuto cittadino, i laghi assumono colori splendenti grazie ai rifiuti di aziende che producono vernici. Ma anche: la spesa si fa al supermercato, non più nella bottega sotto casa, i clienti diventano consumatori seriali di prodotti sconosciuti, a volte contraffatti, non si viene serviti dall’ortolano o dal macellaio, ma ci si serve da soli arraffando dagli scaffali.

E nel frattempo, si perde la conoscenza tradizionale delle civiltà contadine: Marcovaldo raccoglie e cucina funghi che quasi lo ammazzano, non sapendo che la varietà che ha trovato per strada, è velenosa. Marcovaldo non sa pescare. Marcovaldo ruba un coniglio malaticcio e spelacchiato dai laboratori di un ospedale senza sapere che si tratta di una “cavia” contagiata da una affezione pericolosa. Marcovaldo è un uomo ingenuo e ignorante, che non capisce più il mondo che lo circonda, sogna un improbabile ritorno a un’epoca bucolica che nemmeno lui ha vissuto e nella quale, quasi certamente, non durerebbe una settimana perché non possiede più quella cultura necessaria per sopravvivere.

Marcovaldo è il rappresentante di una umanità che viene progressivamente trasformata nei comportamenti, nella conoscenza, nella socialità, per diventare di volta in volta un consumatore anonimo, un impiegato irrilevante, un uomo qualunque. Questo breve ciclo di racconti è la fotografia di una società che vede scorrere cambiamenti furibondi sotto il proprio sguardo, senza comprenderli pienamente, trascurando le proprie radici fino a non riconoscerle più.

Pur essendo stato scritto quasi 60 anni fa, questa raccolta di brevi racconti, conserva ancora una modernità strabiliante. Marcovaldo, probabilmente, oggi farebbe il test per sapere quale ortaggio sei e utilizzerebbe una sua foto per vedersi da vecchio o nella sua versione al femminile, senza sapere che con quel gesto innocuo, ha appena dato il permesso a qualche sconosciuto di accedere a tutti i suoi dati conservati sullo smartphone, incluse le impronte digitali, il riconoscimento facciale, la carta di credito e le password dell’home banking. Marcovaldo, poi, verrebbe bombardato di fake news che, ingenuamente, condividerebbe sui suoi social network, credendo di fare qualcosa di utile per la sua comunità di amici.

  1. http://www.treccani.it/vocabolario/estraniare/
  2. http://www.treccani.it/vocabolario/estraneo/
  3. http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/estraneo/Sinonimi_e_Contrari/
la foto nell’articolo è presa dal gruppo Facebook: Milano sparita e da ricordare

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