Immaginiamo di essere a teatro, ad assistere alla rappresentazione dell’Antigone. A qualcuno del pubblico verrebbe mai in mente di salire sul palco per salvare la protagonista dal suicidio? Evidentemente no. Rimarremmo seduti, commossi, in attesa che la scena si completi. Nella vita reale, al contrario, una persona di buon senso interverrebbe per salvare la malcapitata. Allora come mai nel web proliferano video di drammi, disastri, incidenti, violenze di ogni genere riprese da smartphone come se fossero un film? Una risposta potrebbe essere: perché vediamo quei video sullo schermo, come se fossero un film, separati da una finzione virtuale che divide la realtà dalla realtà ripresa e trasmessa. Qual è, infatti, la differenza con la finzione scenica cinematografica? Non vediamo, nei film di avventura, nei polizieschi e nei drammi, esattamente ciò che vediamo, benchè ripreso live, su Youtube? Ovvio che nei confronti del ragazzino menato dal bullo proviamo più empatia rispetto alla vittima di un pestaggio di mafia nei film di Scorsese, sappiamo che uno è reale e l’altro è spettacolo, eppure i video dello Tsunami in Thailandia o di un terremoto in Giappone o di qualche altro cataclisma, per esempio, sommano milioni di visualizzazioni. Solo curiosità o c’è anche della morbosità? Pensiamo ora a quanti, di fronte un incidente stradale, prendono in mano lo smartphone per scattare una foto da pubblicare sui social e/o da inviare alle redazioni dei giornali on line e mostrare, per primi, cosa è successo. Chissà quanti like! Ma qualcuno, prima di farlo, pensa alla possibilità di recare sofferenza a qualcun altro?
Non voglio fare il moralista. Mi limito ad osservare, come uno scienziato di fronte ad un esperimento, e riflettere su questo cortocircuito tra finzione e realtà, dove l’una e l’altra si scambiano i ruoli confondendosi e confondendo. È una riflessione che rimane aperta, senza un finale, perché è ancora tutto in movimento e perché non voglio finire nelle paludi del moralismo da cortile che urla disperato: ma dove finiremo, se andiamo avanti così? Nel futuro dell’era digitale.