Il 2020 è l’anno in cui non sono successe tante cose alle quali eravamo abituati. L’emergenza sanitaria ha diminuito o cancellato la quotidianità, le abitudini. Il futuro non è ancora chiaro, sappiamo solo che prima o poi, in qualche modo, finirà tutto.
Eppure, nell’anno in cui non-sono successe tante cose, in realtà ne sono successe molte, al punto che è quasi difficile riuscire a mettere ordine a una memoria lineare adeguata.
Il paziente Uno di Codogno, gli eventi sul balcone, le iniziative digitali per alleviare la noia della quarantena forzata, sembrano tutti ricordi distanti un secolo, quasi sopraffatti da tutto quello che è successo dopo. E’ strano che mi ricordi perfettamente che cosa ho fatto il 21 febbraio, quando iniziò a circolare la notizia del primo contagiato ufficiale, e cosa successe nei giorni successivi, quando furono adottate le prime restrizioni per limitare i contagi: le zone rosse e i primi eventi pubblici sospesi. O forse è semplicemente che è non-successo nulla, o molto poco, nel mezzo.
E’ come se nel 2020 la vita sia trascorsa in parallelo: da un lato la velocità della diffusione del virus che dilagava in tutta la regione, poi in Europa e infine in tutto il mondo nel giro di un paio di mesi, con tutte le catastrofiche conseguenze su salute ed economia; dall’altro l’immobilità di una vita ridotta ed estraniata da tutte le occasioni sociali a cui normalmente partecipiamo, lo scorrere lento ed uguale dei giorni, i week end che non si differenziavano di molto dai giorni feriali, le consuetudini cancellate.
Il 2020 è l’anno, però, che dovrebbe essere ricordato per alcune riflessioni importanti.
- L’essere umano non deve più temere per la sua sopravvivenza a causa delle belve, ma ciò non significa che non possa essere ancora una preda lo stesso: è un pensiero che disturba, soprattutto perché eravamo abituati a pensare che le nostre conoscenze mediche e le nostre tecnologie fossero onnipotenti, ma l’appartenenza della nostra razza al mondo della Natura non è ancora stata eradicata. Verrà un giorno, nel futuro, in cui l’uomo oltre-passerà la sua dimensione biologica, ma non è adesso.
- La crisi ecologica è più grave di quanto si possa pensare: la prossimità degli esseri umani con il mondo animale selvatico, a causa dell’erosione delle aree naturali intermedie in favore dell’urbanizzazione e/o dello sfruttamento delle risorse, e la rottura degli equilibri biologici è la causa della comparsa di quei nuovi virus che negli ultimi decenni hanno infestato il mondo, dall’HIV, all’Ebola a questo Sars-Cov-2, oltre che degli eventi meteorologici disastrosi e delle altre malattie collegate all’inquinamento atmosferico che non hanno la stessa rilevanza mediatica di questo virus, ma uccidono allo stesso modo o ci appaiono come eventi casuali.
- Anche la crisi dei sistemi democratici è più grave di quanto sembri, o non-sembri: la fiducia nelle leadership delle classi dirigenziali si va dissolvendo sempre più e la diffidenza si sta trasformando in rassegnazione che, a sua volta, può trasformarsi in odio. Questo può causare la rottura di quei legami che sono fondamentali per tenere unita una società di persone e questa cosa è stata particolarmente evidente negli Stati Uniti proprio quest’anno, dove le tensioni razziali si sono trasformate in violenze e guerriglie urbane.
- La politica mondiale non ha saputo o voluto cooperare. Di fronte al dilagare di un virus che ha colpito globalmente, è mancata la volontà di collaborare a un protocollo globale di regole condivise e soluzioni future da adottare; neppure nella cosiddetta Unione Europea c’è stata cooperazione, se non quando il virus ha colpito tutto il continente.
- Dalla Cina alla Lombardia agli Stati Uniti è arrivato un messaggio forte e chiaro: l’economia della crescita non si può fermare, se non quando la tragedia assume contorni improponibili. La fila di camion militari che portavano le bare fuori dalla città di Bergamo per la cremazione è datata 19 marzo, quasi un mese dopo l’evidenza del primo caso ufficiale. In quei giorni si contavano centinaia di morti quotidianamente nella sola Lombardia, ma le fabbriche e gli uffici erano chiusi molto parzialmente.
- La comunicazione, intesa non solo come traslazione di un’informazione da A a B, ma anche la modalità, l’ambiente e il contesto con cui essa avviene, ha subito un cortocircuito che dovrà essere approfondito. Il trasferimento dei dati informativi relativi a questa pandemia, è avvenuto in modalità top-down, dall’alto verso il basso, senza empatia, senza che ci sia mai stata una narrazione condivisa nei valori in grado di ispirare una comunità di destino unita dagli stessi intenti. La conseguenza è la frattura e la frammentazione in monadi relazionali all’interno delle stesse società. Ognuno vive questa emergenza attraverso il tunnel del proprio Io, in cui l’Io si tramuta in un sistema auto-referenziale che produce da sé il proprio sistema e la propria organizzazione delle informazioni ricevute. E’ un aspetto che il diluvio di informazioni che ci travolge nella vita quotidiana, aveva suscitato interrogativi già in tempi normali. L’emergenza sanitaria non ha fatto altro che esasperarlo. Come è possibile filtrare le buone notizie da quelle false? Chi garantisce che le notizie false lo siano veramente? Come distinguo chi è attendibile e chi no? Come faccio a individuare una graduatoria meritocratica che mi permetta di scegliere consapevolmente tra l’informazione corretta rispetto a quella, non tanto e non solo falsa, ma anche quella che conviene a me?
- Nonostante i progressi scientifici e tecnologici, la superstizione ha ancora un ruolo rilevante nelle nostre società. L’incapacità di comprendere, nella propria mente, un evento di proporzioni sconsiderate, ha travolto molte persone che hanno cercato rifugio in teorie infondate, eppure condivise e sostenute in buona parte del pianeta perché consolatorie. Dato che il nostro pianeta diventerà un luogo in cui le specializzazioni aumenteranno e utilizzeremo tecnologie che non capiremo, è importante interrogarsi sul ruolo della conoscenza e della formazione. Rimanere all’oscuro, ignorare, non capire è un rischio per la libertà degli individui e delle società.
- L’incredibile velocità con cui le industrie farmaceutiche hanno provveduto alla realizzazione del vaccino anti-Covid-19, riducendo i tempi ma senza sacrificare il metodo scientifico, ci fa capire quanto sia stretto il legame fra Scienza ed Economia. Nessun’altra malattia ha avuto questo privilegio. Se da un lato è stupefacente la capacità dell’umanità di superarsi, dall’altro lascia un velo di preoccupazione: se stiamo vivendo una realtà incerta a causa di una malattia inedita, è proprio perché riponiamo troppa sicurezza in quella capacità di trovare soluzioni, senza far nulla per eliminare le cause scatenanti.
L’anno in cui non-sono successe tante cose, lascia dietro di sé molte domande che rimarranno in sospeso a lungo ma che dovranno essere risolte prima che la speranza riposta nel vaccino possa farcele dimenticare: il Mondo non tornerà quello di prima.