Cultura della cancellazione

“Neppure Dio ha giurisdizione sul passato”. (Plinio Il Vecchio). Perfino Sant’Agostino fu costretto ad ammettere che l’onnipotenza di Dio non poteva modificare i fatti ormai compiuti. Noi contemporanei, chiamiamo la Storia “Magister Vitae” e ci rivolgiamo a Lei per capire ed esplorare il percorso che hanno condotto la Natura e l’Umanità dalle origini ai giorni nostri.

Chiediamo alla Storia non solo di meravigliarci con racconti di avventure, conquiste, rivoluzioni, scoperte, tesori di culture scomparse, ma anche di comprendere un po’ di più cosa e come siamo diventati i noi stessi di oggi, attraverso gli errori che sono stati compiuti dai nostri predecessori.

La Storia, quindi, non è solo un elenco di episodi di cui si ha una memoria tramandata da testi e tracce, è anche una torcia che ci permette di illuminare il sentiero che stiamo percorrendo, ora.

Distruggere le statue di Cristoforo Colombo, può rimarginare le ferite che i coloni europei hanno inferto alle popolazioni indigene nei secoli scorsi? Oppure boicottare la rappresentazione delle Supplici di Sofocle perchè giudicata, oggi, razzista, eliminerebbe il razzismo?

Quale miglioramento porterebbe alle nostre società la cancellazione di fatti ed avvenimenti storici dolorosi, orrendi, odiosi, fastidiosi oppure libri, autori, opere d’arte che ancora oggi fanno parte geneticamente, ormai, della nostra educazione? Perchè è proprio grazie a questo percorso, composto anche da momenti difficili e imbarazzanti, che abbiamo sviluppato la nostra attuale sensibilità civile.

O è proprio questa sensibilità attuale, così nevrotica, fragile, ansiosa e psicolabile, ad aver paura di confrontarsi con gli orrori e gli errori del passato?

Viviamo un’epoca decadente, senza il privilegio della Decadenza.

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