«Nelle pareti del cubicolo si aprivano tre orifizi: a destra del parlascrivi, un piccolo tubo pneumatico per i messaggi scritti, a sinistra un tubo più grande per i giornali, e al centro, ad agevole portata del braccio di Winston, un’ampia feritoia oblunga protetta da una grata metallica. Quest’ultima serviva a eliminare la carta straccia. Nell’intero edificio vi erano migliaia, anzi decine di migliaia di feritoie simili, ubicate non solo nelle singole stanze, ma anche nei corridoi, non troppo distanti l’una dall’altra. Per chissà quale motivo le avevano soprannominate “buchi della memoria”. Quando qualcuno sapeva che un certo documento doveva essere distrutto, oppure vedeva per terra un pezzo di carta in tutta evidenza gettato via, automaticamente sollevava il coperchio del buco della memoria più vicino e ve lo lasciava cadere dentro, dove un vortice di aria calda l’avrebbe trasportato fin nelle enormi fornaci nascoste da qualche parte nei recessi del fabbricato.[1]»
Chi paragona il nichilismo della Cultura della Cancellazione al Buco della Memoria di George Orwell fa solo propaganda: “1984” è un libro che esaspera le paranoie degli anni della Guerra Fredda, la Cancel Culture nasce all’interno di un movimento che rivendica pari diritti e dignità tra le persone. In “1984” si distrugge la Storia per fini politici, la Cancel Culture tenta, maldestramente, di vendicare i soprusi accaduti secoli fa.
C’è però un punto di contatto: l’intento di dare l’impressione che qualcosa non sia mai accaduto.¹
“La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni ed ecco che, con l’ottima scusa di voler “decolonizzare il linguaggio” e combattere le discriminazioni – tutte cose lodevoli -, la cancel culture porta avanti una battaglia illiberale e totalitaria volta ad affermare una neolingua orwelliana, nuovo strumento di controllo sociale.” ²
In effetti il rischio della Cancel Culture è proprio quello di coltivare un sentimento anti-dialettico che minerebbe i principi alla base delle nostre democrazie.
Negare la Storia, occultare le parole sbagliate, cancellare i ricordi, è la nuova lotta per l’emancipazione delle masse o è la via per assoggettarci a una nuova forma di Totalitarismo del tutto simile a quello raccontato da Orwell?
Il confine tra il mettere in discussione criticamente il proprio passato e il perbenismo dei nostri giorni, tra l’accettazione dei nostri errori e l’ipocrisia moralista, tra la dialettica e il buco-della-memoria è molto sottile e delicato.