Quando mi affaccio dal balcone che si apre sul futuro, osservo un’umanità profondamente modificata da quella che conosciamo oggi. Microchip sottocutanei, arti robotici, memorie di massa integrate, pellicole cutanee artificiali alimentate dai sali minerali del sudore, sensori per la visualizzazione notturna tutto quanto alimentato da sottili film di celle solari che generano energia anche con la luce delle normali lampadine di casa. Non è il frutto di visioni ispirate da letture fantascientifiche, in realtà sto parlando di tecnologie che sono già uscite dalla fase sperimentale e che iniziano a diffondersi. La domanda che dobbiamo porci non è “se succederà” e nemmeno “quando”, ma “se e quando queste tecnologie saranno accessibili” al mercato di massa.
I ricercatori del Salk Institute di La Jolla, in California, hanno già realizzato una pelle artificiale in grado di sostituire quella umana in caso di gravi danni oppure di trasmettere sensazioni tattili ai robot. La svedese Biohax ha già impiantato alcune migliaia di chip sottocutanei in grado di sostituire i badge aziendali, le carte di credito, le chiavi di casa e sta iniziando le sue prime sperimentazioni anche in Italia. L’Università giapponese di Tsukuba due anni fa ha creato un’interfaccia neurale in grado di interconnettersi con delle protesi che possono permettere perfino ai paraplegici di recuperare le capacità motorie perse. Epishine, invece, è un’altra start up svedese, quasi pronta a lanciare sul mercato un pannello solare spesso come una pellicola anche l’energia rilasciata dagli impianti di illuminazione casalinghi e non solamente quella del Sole.
Per questo scrivo che non è una questione di “se” e “quando” ma di “se e quando queste tecnologie saranno accessibili” a tutti e di quale cambiamento porteranno nell’etica, nella politica, nelle società, nelle economie ma soprattutto quale impatto avranno sulla psicologia umana.
Non è difficile immaginare un’umanità del futuro ancora più separata di quanto non sia adesso tra i diversi mondi che la compongono e anche all’interno di quegli stessi mondi: un’umanità post-umana e tecnologica, un’umanità che sarà esclusa dall’evoluzione cibernetica e un’umanità a cui manca già ora l’accesso ai diritti fondamentali, come la nutrizione e la salute.